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Celti
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I mwcwCelti furono un insieme di mwdapopoli indoeuropei che, nel periodo di massima espansione (mwdqV-mwdgIII secolo a.C.), erano stanziati in un'ampia area dell'mwdwEuropa, dalle mweaIsole britanniche fino al bacino del mweqDanubio, oltre ad alcuni insediamenti isolati più a mwegsud, frutto dell'espansione verso le mwewpenisole mwfaiberica, mwfqitalica e mwfganatolica. Uniti dalle origini mwfwetniche e mwgaculturali, dalla condivisione di uno stesso mwgqfondo linguistico mwggindoeuropeo e da una medesima mwgwvisione religiosa, rimasero sempre politicamente frazionati; tra i vari gruppi di popolazioni celtiche si distinguono i mwhaBritanni, i mwhqGalli, i mwhgPannoni, i mwhwCeltiberi e i mwiaGalati, stanziati rispettivamente nelle mwiqIsole britanniche, nelle mwigGallie, in mwiwPannonia, in mwjaIberia e in mwjqAnatolia.

Portatori di un'originale e articolata cultura, furono soggetti a partire dal mwjwII secolo a.C. a una crescente pressione politica, militare e culturale da parte di altri due gruppi indoeuropei: i mwkaGermani, da mwkqnord, e i mwkgRomani, da sud. Furono progressivamente sottomessi e assimilati, tanto che già nella tarda antichità l'uso delle loro lingue appare in netta decadenza e il loro arretramento come popolo autonomo è testimoniato proprio dalla marginalizzazione della loro lingua, presto confinata alle sole Isole britanniche. Lì infatti, dopo i grandi rimescolamenti mwkwaltomedievali, emersero gli eredi storici dei Celti: le popolazioni dell'mwlaIrlanda e delle frange occidentali e settentrionali della mwlqGran Bretagna, parlanti mwlglingue brittoniche o mwlwgoideliche, le due varietà di mwmalingue celtiche insulari.

Contents

Storia
Lingua
Arte
Note

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Etnonimo

I Celticite-ref-1[1] sono menzionati dagli storici di mwpglingua greca come mwpwΚελτοί mwqaKeltòi dal milesio mwqqEcateo e da mwqgErodotocite-ref-2[2], o mwrwΚέλται mwsaKèltai da mwsqAristotele e mwsgPlutarco, da cui deriva il mwswlatino mwtaCeltae. Probabilmente il termine mwtqCelti era un mwtgetnonimo proprio di una singola tribù dell'area della colonia greca di mwtwMarsiglia, il primo luogo dove i Greci vennero in contatto con il popolo dei Celti; in seguito, tale termine fu applicato per estensione a tutte le genti affinicite-ref-villar443-3-0[3]. Questo etnonimo proviene probabilmente dalla mwvaradice indoeuropea mwvq*kelh₂- ‘"colpire" allo stesso modo come l'mwvgirlandese medio mwvwcellach "conflitto, contesa"cite-ref-4[4].

Sempre presso i Greci, a partire dal mwxqIII secolo a.C.cite-ref-5[5] è attestato il nuovo etnonimo mwygΓαλάται mwywGalátai, corrispondente al latino mwzaGallicite-ref-6[6]. Di questa denominazione è stata ipotizzata una derivazione dalla mwaqradice mwagceltica mwaw*gal- ("potere", "forza") o dalla mwbaradice indoeuropea mwbq*kelH ("essere elevato")cite-ref-7[7]. In entrambi i casi, trattandosi di un attributo positivo, potrebbe essere stato un mwcgendoetnonimo, anche se probabilmente riferito ancora più al singolo gruppo spintosi nei Balcani e in Anatolia che all'intero popolo dei Celticite-ref-villar443-3-1[3].

Non si conosce l'endoetnonimo con il quale i Celti indicavano se stessi in quanto popolo condividente la stessa origine, cultura e fondo linguistico, e nemmeno se sia mai esistito un simile etnonimo generale, al di là di quelli indicanti i vari gruppi e mweatribùcite-ref-villar443-3-2[3].

Storia

Le origini

mwjaArcheologi e mwjqlinguisti concordano, a larga maggioranza, nell'identificare i Celti con il popolo portatore della cultura di La Tène, sviluppatasi durante l'mwjgetà del ferro dalla precedente mwjwcultura di Hallstatt. Tale identificazione consente di individuare la mwkapatria originaria dei Celti in un'area compresa tra l'alto mwkqReno (da mwkgRenos, vocabolo di origine celtica il cui significato è "mare"cite-ref-ellis23-9-0[9]) e le sorgenti del mwlwDanubio (dal celtico mwmaDanuvius, il cui significato è "che scorre veloce"cite-ref-ellis23-9-1[9]), tra le attuali mwnqGermania meridionale, mwngFrancia orientale e mwnwSvizzera settentrionale: qui i mwoaProtocelti si consolidarono come popolo, con una propria mwoqlingua, evoluzione lineare di un vasto mwogcontinuum mwowindoeuropeo esteso in mwpaEuropa centrale fin dall'inizio del mwpqIII millennio a.C.cite-ref-villar443-444-10-0[10].

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che i primi Celti colonizzarono le isole britanniche già nel periodo mwqwcalcolitico (mwracultura del vaso campaniforme).cite-ref-11[11]

Nell'area di La Tène si registra una continuità nell'evoluzione culturale sin dai tempi della mwsgcultura dei campi di urne (a partire dal mwswXIII secolo a.C.cite-ref-12[12]). All'inizio dell'mwuaVIII secolo a.C. si affermò la cultura di Hallstatt, la civiltà protoceltica che mostrava già le prime caratteristiche culturali che poi saranno proprie della cultura celtica classica. Il nome deriva da un mwuqimportante sito archeologico austriaco distante una cinquantina di chilometri da mwugSalisburgo. La Cultura di Hallstatt, con base agricola ma dominata da una classe di guerrieri, era inserita in una rete commerciale piuttosto ampia che coinvolgeva mwuwGreci, mwvaSciti ed mwvqEtruschi. È da questa civiltà dell'Europa centro-occidentale che, intorno al V secolo a.C., si sviluppò, senza soluzione di continuità, la cultura celtica propriamente detta: nella terminologia archeologica, la Cultura di La Tène.

L'espansione in Europa

L'identificazione dei Celti con la cultura di Hallstatt-La Tène consente, sulla base dei ritrovamenti archeologici, di tracciare un quadro del loro processo espansivo a partire dalla ristretta area dell'Europa centro-occidentale nella quale si cristallizzarono come popolo. La penetrazione nella Penisola iberica e lungo le coste atlantiche dell'attuale Francia risale quindi all'mwwaVIII-mwwqVII secolo a.C., ancora in epoca hallstattiana. Più tardi, quando già avevano sviluppato la Cultura di La Tène, raggiunsero mwwgla Manica, la foce del Reno, l'attuale Germania nord-occidentale e le Isole britanniche; ancora successiva fu l'espansione verso le attuali mwwwBoemia, mwxaUngheria e mwxqAustria. Contemporanei a questi ultimi movimenti furono gli insediamenti, già registrati dalle fonti storiche, in mwxgItalia settentrionale e, in parte di mwxwquella centrale (inizio mwyaIV secolo a.C.) e nella mwyqPenisola balcanica. Nel mwygIII secolo il gruppo dei Galati passò dalla mwywTracia all'Anatolia, dove si stanziò definitivamentecite-ref-villar444-13-0[13]. L'avanzata fu favorita principalmente dalla superiorità tecnica delle armi in possesso della bellicosa aristocrazia guerriera, che guidò questi popoli durante le migrazioni.

L'apogeo (IV-III secolo a.C.)

I Celti toccarono il loro apogeo tra la seconda metà del mw2wIV e la prima metà del mw3aIII secolo a.C. In quell'epoca, la lingua e la cultura celtica costituivano l'elemento più diffuso e caratteristico dell'intera Europacite-ref-villar444-13-1[13], interessando una vasta e ininterrotta area che andava dalle Isole Britanniche all'Italia settentrionale e dalla Penisola Iberica al bacino del Danubio. Gruppi isolati, inoltre, si erano spinti ancor più a sud, come i mw4qGalli Senoni nell'Italia centrale e - soprattutto - i Galati in Anatolia.

Le varie popolazioni costituivano un'unità culturale e linguistica, ma non politica; al loro interno, già le fonti antiche individuavano diversi gruppi principali di tribù: i mw4wBritanni (mw5aIsole britanniche), i mw5qCeltiberi (mw5gPenisola iberica), i mw5wPannoni (mw6aPannonia), i mw6qGalati (mw6gAnatolia) e i mw6wGalli (mw7aGallie); questi ultimi erano a loro volta ripartiti in vari gruppi, tra i quali spiccavano i mw7qBelgi, almeno in parte mescolati con elementi mw7ggermanici, gli mw7wElvezi, posti all'estremità orientale della Gallia e a contatto con i mw8aReti, popolo non indoeuropeo della regione mw8qalpina orientale, e i mw8gGalli cisalpini dell'Italia settentrionale.

Vestigia dell'antica presenza celtica sono state rinvenute in quasi tutta Europa, in un'area quindi ancor più estesa di quella, già ampia, occupata dai Celti in epoca storica. A testimonianza della fitta rete di scambi culturali e commerciali tra le antiche popolazioni europee, manufatti celtici sono stati rinvenuti tanto nelle regioni mw9amediterranee non direttamente raggiunte dalle tribù celtiche, tanto in vaste aree dell'Europa centro-settentrionale, dalla regione mw9qbaltica alla mw9gScandinavia. Tra i mw9wtoponimi che denunciano una chiara origine celtica, spiccano non solo la mw-a"Galizia" iberica e la "mw-qGalazia" anatolica, ma anche la mw-g"Galizia" sub-carpatica, un'area che in passato fu al margine estremo della penetrazione celticacite-ref-15[15].

I Celtiberi

I Celti stanziati nella Penisola iberica erano indicati, fin dall'antichità, con il nome di Celtiberi. Il termine è stato a lungo inteso come sintomo di un'ibridazione tra gruppi celtici e gruppi mwaqsiberici, secondo quanto indicato nell'antichità da mwaqwDiodoro Siculo, mwaq0Appiano, mwaq4Marziale e mwaq8Strabone, che specificava come i Celti fossero il gruppo dominante; tra gli studiosi moderni, tale interpretazione è stata sostenuta da mwaraJohann Kaspar Zeuss. Più recentemente, tuttavia, l'ipotesi di una popolazione mista è stata progressivamente scartata, e con il termine Celtiberi si indicano semplicemente i Celti stanziati in Iberiacite-ref-16[16].

Il nucleo centrale dell'insediamento celtiberico corrisponde a un'area dell'odierna mwarySpagna centrale, a cavallo tra le regioni di mwarcCastiglia, mwargAragona e mwarkLa Rioja e compresa tra il medio bacino dell'mwaroEbro e l'alto corso del mwarsTago. La penetrazione in quest'area risale all'mwarwVIII-mwar0VII secolo a.C., anche se è possibile che alcune infiltrazioni fossero avvenute anche in epoche precedenti, fin dal mwar4X secolo a.C.; in un secondo momento, i Celtiberi si espansero verso sud (nell'attuale mwar8Andalusia) e verso nord-ovest, fino a toccare le coste atlantiche della penisola (mwasaGalizia). A indicare i confini esatti della penetrazione celtica nella Penisola iberica sono la mwasetoponomastica, con i caratteristici prefissi mwasiseg- e i suffissi mwasm-samo e, soprattutto, mwasq-brigacite-ref-17[17], e la diffusione del mwaskcorpus delle mwasoiscrizioni in mwassceltiberico, all'interno del quale spiccano i mwaswmwas0Bronzi di Botorrita.

Nel mwas8II secolo a.C. i Celtiberi furono sottomessi da mwataRoma attraverso una serie di campagne militari, le mwateGuerre celtibere; la capitolazione fu segnata dalla caduta della loro ultima roccaforte, mwatiNumanzia, espugnata nel mwatm133 a.C. da mwatqPublio Cornelio Scipione Emiliano. A partire da quel momento i Celtiberi, come tutte le altre popolazioni della Penisola iberica, subirono un intenso processo di mwatulatinizzazione, dissolvendosi come popolo autonomo.

I Galli

Galli era il nome con cui i mwat8Romani indicavano i Celti che abitavano la regione delle Gallie. Dall'originaria area della Cultura di La Tène i Celti si espansero verso le coste atlantiche e lungo il corso del Reno tra i secoli mwauaVIII e mwaueV a.C.; più tardi, a partire dal mwaui400 a.C. circa, penetrarono nell'odierna Italia settentrionale. Continuarono a premere verso sud, tanto che nel mwaum390 a.C., secondo la tradizionecite-ref-18[18], o più probabilmente nel mwaug386 a.C.cite-ref-19[19], la tribù dei mwau0Senoni guidata da mwau4Brenno mise a mwau8sacco la stessa Roma, per stanziarsi infine sul medio versante adriatico (mwavaPiceno)cite-ref-villar443-444-10-1[10].

Come tutte le popolazioni celtiche, i Galli erano frazionati in numerose tribù, che solo in rari casi riuscirono a coalizzarsi per far fronte a un nemico comune: come quando, nel mwavs52 a.C., numerose tribù guidate da mwavwVercingetorige si ribellarono alla mwav0conquista cesariana della Gallia. Tra le popolazioni galliche, alcuni insiemi di tribù erano accomunati da una propria sotto-identità condivisa: i mwav4Belgi, stanziati tra la Manica e il Reno e variamente mescolati a elementi mwav8germanici; gli mwawaElvezi, collocati nell'area dell'alto Reno e dell'alto Danubio e a contatto con i mwaweReti; gli mwawiAquitani, tra la mwawmGaronna e i mwawqPirenei, mescolati a popoli paleo-mwawubaschi; e i mwawyGalli cisalpini, l'insieme delle tribù penetrate nella Gallia cisalpina, al di qua delle mwawcAlpi. Tra le popolazioni della regione centrale della Gallia, mwawgCesare attesta che al momento delle sue campagne si distinguevano due fazioni, capeggiate rispettivamente dagli mwawkEdui, tradizionalmente filoromani fin dal mwawoII secolo a.C., e dai mwawsSequani, questi ultimi presto scalzati dai mwawwRemicite-ref-20[20].

La sottomissione dei Galli a Roma si avviò nel mwaxiIII secolo a.C.: una serie di iniziative militari contro i Galli cisalpini portò alla loro completa sottomissione, attestata dalla creazione della provincia della Gallia cisalpina intorno al mwaxm90 a.C. A quella data nel territorio un tempo dei Celti erano già numerose le presenze romane, sotto forma di mwaxqmunicipi e, soprattutto, di mwaxucolonie. La conquista della Gallia transalpina iniziò attorno al mwaxy125-mwaxc121 a.C., con l'occupazione di tutta la fascia mediterranea fra le mwaxgAlpi liguri e i Pirenei, costituita successivamente nella provincia della mwaxkGallia Narbonense. La Gallia settentrionale passò sotto il dominio di Roma in seguito alle campagne condotte da Cesare tra il mwaxo58 e il mwaxs50 a.C.

Grazie soprattutto alla testimonianza resa da Cesare nel suo mwax0mwax4De bello Gallico, la civiltà gallica è di gran lunga la più conosciuta tra quelle sviluppate dai Celti nell'antichità, anche se le osservazioni dello statista romano sono verosimilmente estendibili - almeno nelle linee generali - a tutte le popolazioni celtiche. Cesare descrive la società gallica come articolata in gruppi familiari e divisa in tre classi: quella dei produttori, composta da agricoltori provvisti di diritti formali, ma politicamente sottomessi ai ceti dominanti; quella dei guerrieri, detentori dei diritti politici, cui era affidato l'esercizio delle funzioni militari; e quella dei mwax8druidi, sacerdoti, magistrati e custodi della cultura, delle tradizioni e dell'identità collettiva di un popolo frammentato in numerose tribùcite-ref-21[21].

I Britanni

Popolazioni celtiche raggiunsero la mway4Gran Bretagna, superando La Manica, nell'mway8VIII-mwazaVI secolo a.C.. Dall'attuale mwazeInghilterra meridionale si espansero in seguito rapidamente verso nord, colonizzando l'intera Gran Bretagna e l'mwaziIrlanda, sebbene nell'attuale mwazmScozia sia a lungo sopravvissuto il mwazqpopolo pre-indoeuropeo dei mwazuPitticite-ref-villar444-13-2[13]. mwazoCesare attesta gli stretti legami, non solo culturali ma anche economici e politici, tra i Britanni e i Galli: i domini di mwazsDiviziaco, per esempio, si estendevano su entrambe le sponde della Manicacite-ref-22[22] e sull'isola scampavano esuli dalla Galliacite-ref-23[23], che a sua volta otteneva, in caso di necessità, aiuto militare dalla Britanniacite-ref-24[24].

Una prima spedizione romana, condotta dallo stesso Cesare nel mwaak55 a.C., non comportò un'immediata sottomissione dei Britanni. Questa fu compiuta circa un secolo dopo, nel mwaao43 d.C., dall'imperatore mwaasClaudio. I Romani occuparono l'area degli attuali Inghilterra e mwaawGalles, erigendo a nord un mwaa0mwaa4limes fortificato: il mwaa8Vallo di Adriano (mwaba122), in seguito spostato ancora più a nord (mwabeVallo di Antonino, mwabi142). Al di là del Limes (nell'attuale Scozia e in Irlanda) rimasero sia tribù britanniche, sia i Pitti.

La latinizzazione delle tribù celtiche soggette a Roma fu intensa, ma meno di quella subita dai Galli e dai Celtiberi: alla cessazione del controllo romano della Gran Bretagna (fine mwabqIV-inizio mwabuV secolo) l'identità etnica e linguistica dei Celti era ancora viva, e sopravvisse a lungo anche alle successive invasioni mwabygermaniche. Dalla fusione dei tre elementi — celtico, latino e germanico — si sarebbero formate, durante l'mwabcalto Medioevo, le moderne popolazioni di Gran Bretagna e Irlandacite-ref-25[25]. Gli unici eredi diretti degli antichi Celti, tra i popoli moderni, saranno proprio quelli delle Isole britannichecite-ref-26[26], che avrebbero conservato ininterrotta la tradizione linguistica dando origine alle mwacalingue celtiche insulari, nei due rami mwacegoidelico e mwacibrittonicocite-ref-27[27].

I Pannoni

Il processo di espansione dei Celti verso est, a partire dalla culla originaria della Cultura di La Tène, è storicamente assai meno attestato di quello avvenuto verso le mwacoGallie. Comunque, si ritiene che la penetrazione in quella regione dell'Europa centrale poi individuata con il nome di Pannonia risalga agli inizi del mwacsIV secolo a.C.cite-ref-villar444-13-3[13]. In quell'area, sul medio corso del Danubio, i Celti vennero a contatto con le tribù mwadailliriche già presenti; in parte si mescolarono a essi, in parte rimasero separati in gruppi autonomi, etnicamente e linguisticamente omogenei.

Quello dei Pannoni è il ramo della famiglia celtica sul quale le testimonianze sono più scarse e incerte; nulla resta della loro lingua (certo una varietà delle mwadilingue celtiche continentali), salvo forse qualche elemento isolato che funse da mwadmsostrato per le lingue sviluppatesi successivamente in quella regione. Tra le tribù celtiche presenti in Pannonia spicca quella dei mwadqBoi, probabilmente il ramo orientale di una tribù presente anche nelle Gallie e penetrata in Europa centrale in un secondo momento, forse nel mwadu50 a.C. A essi si deve il mwadytoponimo "mwadcBoemia".

A partire dal mwadk35-mwado34 a.C. i Pannoni iniziarono a entrare nella sfera di influenza dei romani, che in seguito eressero la Pannonia a mwadsprovincia, anche se una porzione significativa dei Pannoni rimase tuttavia inclusa nella vicina provincia del mwadwNorico. Sottoposti a latinizzazione e, più tardi, a mwad0germanizzazione, mwad4slavizzazione e mwad8magiarizzazione, i Pannoni — sia di ceppo celtico, sia di ceppo illirico — si dissolsero come popolo autonomo fin dai primi secoli del mwaeaI millennio.

I Galati

La penetrazione dei Celti nella Penisola balcanica è attestata dalle fonti greche, che testimoniano di una migrazione che sommerse la mwaeqTracia nel mwaeu281 a.C. I Greci, forse adattando un termine impiegato da quelle stesse tribù celtiche, denominarono gli invasori mwaeyγαλάται anziché mwaecκελτοί o mwaegκέλται, termine con il quale identificavano gli abitanti autoctoni delle aree grecizzate presso la colonia di mwaekMarsigliacite-ref-villar443-3-3[3].

Incursioni galate si spinsero fin nel cuore della mwafgGrecia. Un'orda, guidata dal condottiero mwafkBrennocite-ref-28[28], attaccò mwaf4Delfi, rinunciando solo all'ultimo minuto a profanare il mwaf8tempio di Apollo: allarmato da portentosi tuoni e fulmini, rinunciò anche a riscuotere un riscatto. Sempre nel mwagaIII secolo a.C., un'altra frazione del popolo, composta da tre tribù e forte di diecimila combattenti accompagnati da donne, bambini e schiavi, mosse dalla Tracia all'mwageAnatolia su espresso invito di mwagiNicomede I di mwagmBitinia, che aveva chiesto il loro aiuto nella lotta dinastica che lo opponeva a suo fratello (mwagq278 a.C.).

I Galati si stabilirono definitivamente in un'area compresa tra la mwagyFrigia orientale e la mwagcCappadocia, in Anatolia centrale; in seguito al loro insediamento la regione assunse il nome di "Galazia". mwaggSan Girolamo attesta la sopravvivenza della loro lingua (il mwagkgalato, varietà di mwagoceltico continentale) fino al mwagsIV secolo d.C.cite-ref-29[29]; dopodiché si completò il processo di mwahaellenizzazione dei Galati.

Latinizzazione e germanizzazione (II secolo a.C.-V secolo d.C.)

La fase di apogeo dei popoli celtici, tra il mwahqIV e il mwahuIII secolo a.C., sembrava preludere a una forte presenza delle loro lingue e della loro cultura nell'intero continente europeo. Invece, proprio a partire da quell'epoca ebbe inizio il loro declino, sotto la pressione combinata di altri due mwahypopoli indoeuropei: i mwahcGermani, che premevano da nord e da est, e i mwahgRomani, che premevano da sud sul vasto ma poco coeso mwahkcontinuum celtico, come «due macine del mulino che, stringendo in mezzo i Celti, li avrebbe fatti scomparire dal continente impadronendosi della maggior parte dei loro immensi domini»cite-ref-villar446-30-0[30].

Celtiberi e Galli furono interamente mwah8latinizzati nei primi secoli dell'mwaiaera volgare; l'assimilazione dei vinti interessò sia il versante linguistico, tanto da portare alla scomparsa delle mwaielingue celtiche continentali, sia quello socio-culturale, con l'estensione della mwaiicittadinanza romana e l'integrazione nelle strutture politiche imperialicite-ref-31[31]. Identica sorte toccò ai Galati, anche se nel loro caso l'agente assimilatore fu piuttosto di matrice greca.

I Pannoni e i Britanni furono invece soltanto parzialmente latinizzati e nelle regioni da loro abitate presero il sopravvento - già a partire dal mwaigIII secolo - elementi germanici. Se in mwaikPannonia l'assimilazione delle popolazioni preesistenti fu completa, anche a causa delle successive ondate migratorie mwaioslave e mwaismagiare, nelle mwaiwIsole britanniche il processo seguì una strada differente.

La ripresa altomedievale (VI-X secolo)

La latinizzazione delle Isole britanniche era stata solo parziale, e limitata alla pur vasta parte centro-meridionale della Gran Bretagna (odierni Inghilterra e Galles). La lingua e la cultura celtica pertanto sopravvissero al ritiro romano (mwajyIV-mwajcV secolo) e poterono così confrontarsi direttamente con le nuove istanze storiche che, in età mwajgaltomedievale, interessarono Gran Bretagna e Irlanda: l'arrivo di vari popoli mwajkgermanici e il processo di mwajocristianizzazione che, specie in Irlanda, assunse caratteri specifici e peculiari.

La Gran Bretagna subì, fin dal IV secolo, un processo di re-celtizzazione da parte di gruppi provenienti dalla vicina Irlanda, mai entrata nei domini di Romacite-ref-cuzzolin279-32-0[32]. A partire dalla missione di mwakasan Patrizio in Irlanda (mwake432), l'isola conobbe una fioritura religiosa che, attraverso lo mwakislancio missionario, tutelò l'eredità celtica, anche se integrandola ora con nuovi elementi di matrice mwakmcristiana. A questi anni risalgono le prime testimonianze delle mwakqlingue celtiche insulari, una ripresa delle attestazioni delle mwakulingue celtiche dopo l'oblio che aveva fatto seguito all'estinzione, almeno nelle testimonianze, delle mwakylingue celtiche continentali.

La fase espansiva dei Celti irlandesi caratterizzò gli ultimi secoli del mwakgI millennio e interessò principalmente la Scozia e l'mwakkIsola di Man. Tale attività fu però esclusivamente culturale e religiosa: dal punto di vista politico, infatti, l'Irlanda fu invasa e controllata dai mwakoVichinghi germanici dall'mwaksVIII al mwakwIX secolo, generando un mwak0sincretismo culturale mwak4vichingo-gaelico.

Il declino definitivo (dall'XI secolo)

Nonostante la vivacità culturale, i Celti superstiti delle Isole britanniche furono - salvo rari momenti, come dopo la mwaliBattaglia di Carham vinta nel mwalm1018 da re mwalqMalcolm II di Scozia - sempre soggetti a nuovi dominatori, tutti di mwalulingua germanica: gli mwalyAnglosassoni prima e i Vichinghi poi. L'identità specifica celtica subì un forte processo di arretramento, testimoniata dalla progressiva riduzione dell'area occupata dai parlanti madrelingua delle diverse varietà delle mwalclingue celtiche insularicite-ref-cuzzolin279-32-1[32].

Il mwal0II millennio ha registrato una costante regressione dei superstiti elementi celtici, sottoposti a un continuo processo di mwal4anglicizzazione sia linguistica, sia politica, sia culturale. Dalla fusione dell'elemento celtico, latino e di quello germanico (vichingo e anglosassone) sono derivate, etnicamente e culturalmente, le moderne popolazioni di Gran Bretagna e Irlanda: non più quindi - e fin dal mwal8Medioevo - popolazioni celtiche in senso stretto, ma eredi moderne degli antichi Britanni, variamente ibridati - come ogni altro popolo europeo - con numerosi apporti successivi.

Società

La società celtica ricalcava le strutture fondamentali di quella mwamiindoeuropea, imperniata sulla "grande famiglia" mwammpatriarcale. Tale modello è stato preservato dai Celti anche in età storica; il gruppo familiare (mwamqclan, termine mwamuscozzese entrato nell'mwamyitaliano) includeva non solo la famiglia in senso stretto, ma anche antenati, collaterali, discendenti e parenti acquisiti, comprendendo varie decine di persone. Più clan formavano una mwamctribù (mwamgtuath in scozzese), a capo della quale era posto un re (in gallico mwamkrix). Alla famiglia - e non all'individuo - spettava anche la proprietà della terracite-ref-villar449-33-0[33].

La struttura sociale, nota principalmente grazie alla testimonianza resa da mwam8Cesare sui mwanaGalli nei suoi mwanemwaniCommentarii, prevedeva una notevole articolazione in classi. L'aristocrazia guerriera assolveva i compiti di difesa e di offesa ed eleggeva, secondo uno schema consueto tra gli Indoeuropei, un re dalle funzioni principalmente militari mentre prerogativa del popolo libero erano le attività economiche, imperniate sull'agricoltura e l'allevamento; si ha notizia poi dell'esistenza di mwanmschiavi. Infine vi erano i mwanqdruidi, sacerdoti, magistrati e maghi, depositari delle tradizioni comunitarie, del sapere collettivo e dell'identità intertribale nella quale tutti i Celti si riconoscevanocite-ref-villar449-33-1[33]. Tale identità non si limitava ai singoli sottogruppi della grande famiglia celtica, ma l'abbracciava nella sua totalità; Cesare, infatti, attesta più volte i vincoli che i Galli celtici erano consapevoli di avere, non solo tra di loro, ma anche con i vicini mwankElvezi, mwanoBelgi, mwansGalli cisalpini e mwanwBritannicite-ref-34[34].

La società celtica (o almeno quella gallica) si presentava quindi come nettamente articolata in tre "funzioni": quella sacrale e giuridica, quella guerriera e quella produttiva. Tale struttura ispirò, accanto ad altri elementi provenienti soprattutto dalle mitologie mwaoiromana, mwaompersiana e mwaoqvedica, la teoria della tripartizione dell'intero immaginario indoeuropeo, formulata da mwaouGeorges Dumézil. Secondo tale schema, la divisione in tre funzioni era rigida, discendeva direttamente dal sistema originario degli Indoeuropei e coinvolgeva tanto la sfera sociale delle tre classi, quanto quella ideale e religiosa. La teoria, sostenuta soprattutto in area francese, è stata tuttavia recentemente ridimensionata e considerata il frutto dell'idealizzazione di un insieme di fattori peculiari e specifici di alcuni gruppi indoeuropeicite-ref-35[35].

La donna godeva di uguali diritti all'interno della società dei Celti. Poteva ereditare come gli uomini ed essere eletta a qualsiasi carica, comprese quelle di druido o di comandante in capo degli eserciti; quest'ultima possibilità è attestata dalle figure di mwaosCartimandua della tribù dei mwaowBriganti o di mwao0Boudicca degli mwao4Iceni al tempo dell'mwao8imperatore romano mwapaClaudiocite-ref-36[36].

I druidi

I druidi svolgevano, genericamente, le funzioni sacerdotali. Essi tuttavia non si limitavano a essere il collegamento tra gli uomini e gli dei, ma erano anche responsabili del mwapgcalendario e guardiani del "sacro ordine naturale", oltre che filosofi, scienziati, astronomi, maestri, giudici e consiglieri del re. Un'iscrizione gallica rinvenuta in mwapkGallia meridionale (il mwapomwapsPiombo di Larzac) conferma l'esistenza anche di donne insignite del ruolo di druidecite-ref-37[37].

mwaqcCesare riferisce il carattere elitario della sapienza all'interno della società celtica, che proibiva l'uso della scrittura per la registrazione dei precetti religiosicite-ref-cesarevi14-38-0[38]. L'educazione di un druido durava circa vent'anni e comprendeva insegnamenti di mwaqwastronomia (disciplina della quale possedevano una padronanza tale da stupire Cesare), scienze, nozioni sulla natura; il lungo percorso educativo era dedicato in buona parte all'acquisizione mwaq0mnemonica delle loro conoscenzecite-ref-cesarevi14-38-1[38]. Queste conoscenze erano poi applicate all'elaborazione di un proprio calendario: il più antico calendario celtico che si conosca è mwariquello di Coligny, databile al mwarmI secolo a.C. Esso era molto più elaborato e sofisticato di mwarqquello giuliano, e prevedeva un complesso sistema di sincronizzazione delle mwarufasi lunari con l'mwaryanno solarecite-ref-39[39].

I guerrieri e l'esercito

L'mwar4armatura dei Celti comprendeva mwar8scudi in legno con rifiniture in bronzo e ferro decorati in vario modocite-ref-40[40]. Su alcuni di questi si trovavano animali in bronzo scolpiti, con funzioni sia decorative sia di difesa. Sulla testa portavano mwasqelmi di bronzo con grandi figure sporgenti come corna, parti anteriori di uccelli o quadrupedi, che facevano apparire giganteschi coloro che li indossavano. Le loro mwasutrombe di guerra (mwasymwasccarnyx) producevano un suono assordante e terrificante per il nemico. Alcuni indossavano sul petto piastre di ferro, mentre altri combattevano nudi. Non utilizzavano soltanto mwasgspade corte simili ai mwaskgladi romani, ma anche lunghe, ancorate a catene di ferro o bronzo, che pendevano lungo il loro fianco destro, oltre a mwasolance dalle punte di ferro della lunghezza di un mwasscubito e di poco meno di due palmi di larghezza, e i loro mwaswdardi avevano punte più lunghe delle spade degli altri popolicite-ref-41[41].

Di loro si racconta, inoltre, che preferivano risolvere le battaglie con duelli tra i capi o tra i più abili guerrieri di ognuno degli schieramenti opposti, piuttosto che scontrarsi in battaglia. Essi avevano anche l'abitudine di appendere le teste dei nemici uccisi al collo del proprio cavallo, e, in alcuni casi, di imbalsamarle, quando il vinto era un importante guerriero avversario; consideravano infatti la testa, e non il cuore, la sede dell'animacite-ref-42[42].

La vocazione guerriera di questo popolo, unitamente alla prospettiva di ottenere un soldo regolare o bottini occasionali, sfociò infine in un'attività praticata da molte sue tribù: diventare soldati mwatwmercenari. Il primo indizio di una simile scelta risale al mwat0480 a.C., quando sembra che alcuni soldati celti abbiano partecipato, a fianco dei mwat4Cartaginesi, alla mwat8battaglia di Imera. Altre partecipazioni di mercenari celtici sono ricordate durante la spedizione mwauasiracusana in Grecia del mwaue369-mwaui368 a.C.; nel mwaum307 a.C., quando tremila armati galli si unirono ad mwauqAgatocle di Siracusa, insieme a mwauuSanniti ed mwauyEtruschi, per condurre una campagna in Africa settentrionale; nelle lotte che seguirono tra gli eredi di mwaucAlessandro Magno (i mwaugDiadochi). Tale pratica generò non solo un mercato in espansione per parecchie decine di migliaia di militari coraggiosi, esperti e meno cari dei Greci, ma permise anche, al ritorno dei soldati da guerre combattute un po' ovunque nel bacino mediterraneo, di introdurre la monetazione all'interno delle comunità celtichecite-ref-43[43].

mwau4Polibio racconta anche che alcuni di loro combattevano completamente nudi, come avvenne nel mwau8225 a.C. a mwavaTalamone:

«[…] I Romani […] erano terrorizzati per la fine del loro comandante e dal terribile frastuono dei Celti, che avevano numerosi suonatori di corno e trombettieri, e contemporaneamente tutto l'esercito alzava alto il grido di guerra. […] Molto terrificante era anche l'aspetto di alcuni guerrieri celti, nudi davanti ai Romani, tutti nel pieno vigore fisico della vita, dove i loro capi apparivano riccamente ornati con

torque

e bracciali d'oro. […] E quando gli

hastati

avanzarono, come è consuetudine, e dai ranghi delle

legioni romane

cominciarono a lanciare i loro

giavellotti

in modo adeguato, i Celti delle retroguardie risultavano ben protetti dai loro pantaloni e mantelli, ma il fatto che cadessero lontano non era stato previsto dalle loro prime file, dove erano presenti i guerrieri nudi, i quali si trovavano così in una situazione molto difficile e indifesa. E poiché gli scudi dei Galli non proteggevano l'intero corpo, ciò si trasformò in uno svantaggio, e più erano grossi e più rischiavano di essere colpiti. Alla fine, incapaci di evitare la pioggia di giavellotti a causa della distanza ravvicinata, ridotto al massimo il disagio con grande perplessità, alcuni di loro, nella loro rabbia impotente, si lanciarono selvaggiamente sul nemico [romano], sacrificando le loro vite, mentre altri, ritirandosi passo dopo passo verso le file dei loro compagni, provocarono un grande disordine per la loro codardia. Allora fu lo spirito combattivo del

Gesati

ad avanzare verso gli

hastati

romani, ma il corpo principale degli

Insubri

,

Boi

e

Taurisci

, una volta che gli

hastati

si erano ritirati nei ranghi (dietro i

principes

), furono attaccati dai manipoli romani, in un terribile combattimento "corpo a corpo". Infatti, pur essendo stati fatti quasi a pezzi, riuscivano a mantenere la posizione contro il nemico, grazie ad una forza pari al loro coraggio, inferiore solo nel combattimento individuale per le loro armi. Gli

scudi romani

, va aggiunto, erano molto più utili per la difesa e le loro

spade

per l'attacco, mentre la spada gallica va bene solo di taglio, non invece [nel colpire] di punta. Alla fine, attaccati da una vicina collina sul loro fianco dalla

cavalleria romana

, guidata alla carica in modo assai vigoroso, la fanteria celtica fu fatta a pezzi dove si trovava, mentre la cavalleria fu messa in fuga.»

(Polibio, Storie, II, 29-30.)

Indole e aspetto fisico

Dai loro contemporanei mwavqGreci e mwavuRomani i Celti erano descritti alti, muscolosi e robusti; gli occhi erano generalmente chiari, la pelle chiara, i capelli erano di frequente rossi o biondicite-ref-44[44] anche per via dell'usanza descritta da Diodoro Siculo di schiarirsi i capelli con acqua di gessocite-ref-45[45]. L'altezza media fra gli uomini si aggirava sul metro e settantacite-ref-46[46]. Dal punto di vista caratteriale, le stesse fonti descrivono i Celti come irascibili, litigiosi, valorosi, superstiziosi, leali, grandi bevitori e amanti della musicacite-ref-villar449-33-2[33].

Religione

La principale testimonianza sulle credenze e sugli usi religiosi dei Celti è ancora una volta quella fornita da mwaw4Cesare nel mwaw8mwaxaDe bello Gallico, la quale, pur essendo riferita specificamente ai mwaxeGalli, attesta verosimilmente una situazione in larga parte comune all'intero gruppo celtico all'epoca dei fatti narrati (mwaxiI secolo a.C.).

I Celti, probabilmentecite-ref-47[47], condividevano una medesima visione religiosa mwaxgpoliteista e adoravano divinità legate alla natura, con una peculiare valenza religiosa attribuita alla mwaxkquercia, e alle virtù guerriere. Cesare riferisce anche della credenza nella mwaxotrasmigrazione delle anime, che si traduceva in un'attenuazione della paura della morte tale da rafforzare il valore militare gallicocite-ref-cesarevi14-38-2[38]. È nota anche l'esistenza, sempre presso i Galli, di sacrifici umani, ai quali accadeva anche che le vittime si offrissero volontariamente; in alternativa si faceva ricorso a criminali, ma in caso di necessità si immolavano anche innocenticite-ref-48[48].

Nel pantheon gallico, Cesare testimonia il particolare culto attribuito a un dio che egli assimila al romano mwayqMercurio, forse il dio celtico mwayuLuguscite-ref-cesarevi17-49-0[49] o mwayoLúg. Era l'inventore delle arti, la guida nei viaggi e la divinità dei commerci. Altre figure di rilievo tra gli dei gallici erano "mwaysApollo" (mwaywBelanu, il guaritore), "mway0Marte" (mway4Toutatis, il signore della guerra), "mway8Giove" (mwazaTaranis, il signore del tuono), "mwazeMinerva" (mwaziBelisama, l'iniziatrice delle arti)cite-ref-cesarevi17-49-1[49] e mwazcCernunnos, il dio cornuto.

La religione gallica fu oggetto di dura repressione ai tempi della dominazione romana; mwazkAugusto proibì i culti mwazodruidici ai mwazscittadini romani delle Gallie e in seguito mwazwClaudio estese il divieto all'intera popolazionecite-ref-50[50].

Diritto

Sono molto scarse le testimonianze sul diritto celtico. mwa0mCesare testimonia, parlando dei mwa0qGalli, di un diritto matrimoniale che prevedeva l'amministrazione congiunta tra gli sposi del patrimonio familiare, costituito in parti uguali al momento delle nozzecite-ref-51[51]. La giustizia veniva amministrata dai druidi, che avevano piena discrezionalità sulla segretezza delle sentenzecite-ref-52[52].

Economia

Popolo frazionato in tribù dall'elevata mobilità, i Celti praticavano abitualmente la mwa08caccia e il mwa1asaccheggio ai danni delle città e delle popolazioni sulle quali si abbattevano le loro scorrerie; tale abitudine è attestata nell'intera area occupata dai Celti nell'antichità, come testimoniano, per esempio, le incursioni mwa1egalliche in Italia (mwa1isacco di Roma, mwa1m390 a.C.) e quelle mwa1qgalate in Grecia (mwa1usacco di Delfi, mwa1y279 a.C.).

Nei luoghi in cui l'insediamento celtico fu maggiormente esteso e duraturo (mwa14Gallie e mwa18Isole britanniche), si sviluppò una fiorente mwa2aagricoltura, che accompagnava l'mwa2eallevamento, e l'mwa2iartigianato metallurgico, con una peculiare e raffinata mwa2moreficeria, di cui costituiscono elemento caratteristico i mwa2qmwa2utorque, collane rigide in mwa2ybronzo, in mwa2cargento o in mwa2goro. Da queste regioni, i Celti svilupparono un'ampia rete mwa2kcommerciale; in particolare, lo mwa2ostagno dalla mwa2sBritannia veniva importato sul continente, dove era convogliato verso il mwa2wMar Mediterraneo: qui, nelle città della mwa20Gallia Narbonese (mwa24Marsiglia, mwa28Narbona) avvenivano transazioni commerciali con i mwa3aCartaginesi, con mwa3eGreci ed mwa3iEtruschi e, più tardi, con i mwa3mRomani.

Caccia e pesca

Benché la mwa3ycaccia fosse ampiamente praticata, sembra che la mwa3cselvaggina non avesse un ruolo fondamentale nell'alimentazione dei Celti. La caccia al mwa3gcervo o al mwa3kcinghiale costituiva più che altro una forma di passatempo, in sostituzione delle prodezze militari. Era praticata anche la mwa3opesca, in prossimità di fiumi, laghi e litorale marino; sembra che i Celti fossero ghiotti di mwa3sfrutti di mare, come risulterebbe dai rifiuti culinari raccolti nella regione dell'mwa3wArmoricacite-ref-kruta155-53-0[53].

Agricoltura

Abili mwa4magricoltori, i Celti coltivavano campi di forma quadrangolare, non molto grandi: la dimensione media era di dieci-quindici mwa4qare, corrispondenti a quanto era possibile mwa4uarare in un solo giorno. I campi erano delimitati da siepi per proteggerli dal calpestio degli animali selvatici.

Fondamento dell'agricoltura erano le colture mwa4ccerealicole. I dati archeologici attestano che i Celti coltivavano un'antica varietà di mwa4gfarro piccolo (mwa4kmwa4oTriticum monococcum) oltre a mwa4sfrumento, mwa4wsegale, mwa40avena, mwa44miglio, perfettamente adatti ai terreni di queste regioni con rendimenti molto elevati (fino a tre tonnellate per mwa48ettaro); ma coltivavano anche mwa5agrano saraceno (cereale particolarmente adatto a terreni poveri e a una coltura in altitudine)cite-ref-54[54] e mwa5uorzo, usato soprattutto per produrre una forma primitiva di birra, denominata in gallico mwa5ycervesia (secondo la trascrizione mwa5clatina).cite-ref-55[55]

Allevamento

Il bestiame aveva un ruolo fondamentale nell'alimentazione delle genti celtiche. Di riflesso, il rango dei vari capitribù dipendeva più dal numero dei capi di bestiame da essi posseduti che dall'estensione dei terreni di loro proprietà adibiti a coltivazione. Venivano allevati mwa54bovini di piccola taglia e dalle lunghe corna (mwa58Bos longifrons). I mwa6emaiali domestici erano di dimensioni assai più piccole rispetto al mwa6icinghiale o ai maiali attuali, ma la loro carne era particolarmente apprezzata, soprattutto nei banchetti. I ritrovamenti archeologici di resti ossei, rinvenuti nelle loro mwa6mcittadelle, confermano che era certamente la carne maggiormente consumata. Le mwa6qcapre, al contrario, erano allevate soprattutto per il loro mwa6ulatte; nei loro villaggi erano inoltre presenti mwa6yoche e mwa6cgallinecite-ref-kruta155-53-1[53].

Artigianato e metallurgia

Già a partire dall'mwa64VIII secolo a.C., la capacità di lavorare il mwa68ferro permise ai Celti di fabbricare mwa7aasce, mwa7efalci e altri attrezzi al fine di effettuare sgombri di territori su vasta scala, prima occupati da foreste impenetrabili, e di lavorare la terra con facilità. La crescente abilità nella lavorazione dei metalli permise inoltre la costruzione di nuovi equipaggiamenti, come mwa7ispade e mwa7mlance, che li resero militarmente superiori rispetto alle popolazioni loro vicine e li misero in grado di potersi spostare con relativa facilità, giacché poco temevano gli altri popoli. Estratto sotto forma spugnosa, il ferro era sottoposto ad una prima lavorazione di mwa7qfucina e distribuito in lingotti, pesanti cinque-sei chilogrammi e a forma mwa7ubipiramidale. In un periodo successivo, i lingotti furono sostituiti da lunghe barre piatte, già pronte per essere lavorate in lunghe spade; tali barre erano tanto apprezzate da essere utilizzate perfino come moneta, insieme al mwa7yrame e alle mwa7cmonete d'orocite-ref-56[56].

Monetazione

L'uso della mwa8umoneta si diffuse nei territori celtici a partire dalle aree colonizzate dai Greci e dagli Etruschi, lungo la costa mediterranea della Gallia: fin dal mwa8yIII secolo a.C. i Galli utilizzarono le mwa8cmonete greche, per passare in seguito a mwa8gquelle romane. I Celti coniarono anche proprie monete, sia in Gallia che nella Penisola iberica (parte della cosiddetta mwa8kmonetazione hispanica), ispirate a quelle in uso nella penisola italica.

Anche presso i Celti, la moneta costituiva un comodo mezzo per la quantificazione di un metallo prezioso come oro o argento, in transizioni di una certa importanza. La sua introduzione va ricercata nel soldo che veniva dato come compenso ai mwa8smercenari celti (come i mwa8wGesati). Non sarebbero, pertanto dovute a una mera coincidenza le prime apparizioni di emissioni locali, nel bacino del mwa80fiume Rodano, in seguito al rientro da parte dei mercenari gesati della prima metà del III secolo a.C. Le successive variazioni, in particolare a partire dal mwa84II secolo a.C., furono un mezzo per marcare la differenza tra le diverse comunità territoriali, con l'affermazione progressiva delle mwa88città-Stato. L'obbligo di distinguere ogni emissione successiva di uno stesso mwa9aoppidum, mantenendone i tratti principali e distintivi, portò gli incisori a sviluppare una rara capacità di variazione nell'elaborazione di immagini sempre più originalicite-ref-57[57].

Commercio

Oltre che in direzione del mwa9cMediterraneo, i rapporti commerciali dei Celti si svilupparono anche verso l'interno del mwa9gcontinente europeo; manufatti di fattura celtica sono stati rinvenuti in una vasta area dell'Europa centrale, all'epoca abitata da mwa9kGermani e altre popolazioni. Per esempio, uno dei più raffinati esempi della metallurgia celtica, il mwa9omwa9sCalderone di Gundestrup (fine mwa9wII secolo a.C.), è stato ritrovato nello mwa90Jutlandcite-ref-58[58].

Ai Celti si deve anche l'apertura di gran parte delle strade dell'Europa nord-occidentale: mwa-mCesare, nel suo resoconto sulla mwa-qconquista della Gallia, ripete più volte che le sue truppe si potevano muovere rapidamente attraverso il mwa-uterritorio gallico, il che sottintende l'esistenza di strade in eccellenti condizioni.cite-ref-59[59] Nuova conferma dell'eccellenza delle reti viarie celtiche è avvenuta nel mwa-o1985 con la scoperta, nella mwa-scontea irlandese di Longford, di un tratto di strada lungo più di novecento metri e larga 4 metri circa, datata tramite carbonio 14 al mwa-w148 a.C. Aveva fondamenta di travi di mwa-0quercia poste l'una accanto all'altra, sopra sbarre di mwa-4frassino, quercia ed mwa-8ontano. Nelle aree da loro sottomesse, i mwa-aRomani non fecero altro che sostituire al legno la pietra, sopra i tracciati preesistenti costruiti dai Celticite-ref-60[60].

Lingua

Il celtico comune

Tratto principale dell'identificazione dei popoli celtici è l'appartenenza a una medesima famiglia linguistica, quella delle mwa-klingue celtiche. Tale famiglia è parte del più ampio insieme indoeuropeo, dal quale si distaccò nel mwa-oIII millennio a.C. Tre sono le principali ipotesi che precisano meglio il momento della separazione del mwa-sceltico comune o protoceltico.

Secondo la prima, il protoceltico si sarebbe sviluppato nell'area della mwa-0Cultura di La Tène a partire da un più ampio "insieme europeo". Questo mwa-4continuum linguistico, esteso in gran parte dell'mwa-8Europa centro-orientale, si formò in seguito a una serie di penetrazioni di mwbaagenti indoeuropee in Europa, giunte dalla mwbaepatria originaria indoeuropea (le steppe a nord del mwbaiMar Nero, culla della mwbamcultura kurgan); il distacco dal tronco comune di questo insieme europeo viene fatto risalire ai primi secoli del III millennio a.C., approssimativamente tra il mwbaq2900 e il mwbau2700 a.C.cite-ref-61[61].

La seconda ipotesi, che comunque muove dalla medesima visione d'insieme dell'indoeuropeizzazione dell'Europa, postula una penetrazione secondaria in Europa centrale (sempre nell'area di La Tène, e sempre a partire dalle steppe kurganiche). Tale movimento di popolazione, in questo caso esclusivamente proto-celtico, sarebbe collocabile intorno al mwbas2400 a.C. Questa posticipazione della separazione del proto-celtico dall'indoeuropeo è motivata da considerazioni mwbawdialettologiche, che sottolineano alcune caratteristiche che le lingue celtiche condividono con le lingue indoeuropee più tarde tra cui, in particolare, il mwba0grecocite-ref-62[62].

La terza ipotesi muove invece da un'impostazione radicalmente differente. Si tratta di quella, avanzata da mwbbmColin Renfrew, che fa coincidere l'indoeuropeizzazione dell'Europa con la diffusione della Rivoluzione agricola del mwbbqNeolitico (mwbbuV millennio a.C.). Il protoceltico sarebbe, in tal caso, l'evoluzione avvenuta mwbbyin situ, nell'intera area occupata storicamente dai Celti (mwbbcIsole britanniche, mwbbgPenisola iberica, mwbbkGallie, mwbboPannonia), dell'indoeuropeo. Tale ipotesi è sostenuta in ambito archeologico (insigne archeologo è lo stesso Renfrew), ma contestata dai linguisti: l'ampiezza dell'area occupata dai Celti, l'assenza di unità politica e il lungo periodo di separazione delle diverse varietà di celtico (tremila anni dal celtico comune alle prime attestazioni storiche) sono un insieme di fattori ritenuto incompatibile con la stretta affinità tra le varie lingue celtiche antiche, assai simili le une alle altrecite-ref-villar447448-63-0[63].

Le lingue celtiche antiche

Le lingue celtiche attestate nell'antichità, primo e diretto frutto della frammentazione dialettale del mwbciceltico comune, sono definite lingue celtiche continentalicite-ref-64[64], a causa dell'assenza in quest'epoca di testimonianze sulle varietà parlate dai mwbccBritannicite-ref-65[65]. Indirettamente, tuttavia, è possibile ipotizzare che le differenze tra mwbcwgallico e britannico non fossero particolarmente profonde: mwbc4Cesare, infatti, testimonia degli stretti contatti - culturali, commerciali e politici - tra mwbc8Galli e Britanni, descrivendoli come estremamente affini, anche se non riferendosi esplicitamente alla loro linguacite-ref-66[66]. Le lingue celtiche antiche di cui si conservano attestazioni (gallico, mwbdqceltiberico, mwbduleponzio, mwbdygalato e, in misura limitatissima, mwbdcpaleoirlandesecite-ref-67[67]) sono testimoniate da una serie di iscrizioni e glosse in mwbdwalfabeto greco, mwbd0latino e - limitatamente al celtiberico - mwbd4iberico, datate grosso modo tra il mwbd8IV secolo a.C. e il IV secolo d.C.

I caratteri principali che caratterizzano tutte le lingue celtiche, e che le differenziano dalle altre famiglie linguistiche indoeuropee, sono: mwbek*p > Ø in posizione iniziale e intervocalica; mwbeo*l̥ e *mwbes > /li/ e /ri/; mwbew*gʷ > /b/; mwbe0 > /ā/ o /ē/cite-ref-68[68].

Le parlate dei Celti nell'Europa continentale si estinsero tutte in età mwbfmromana imperiale, sotto la pressione del mwbfqlatino, delle mwbfulingue germaniche e, nel caso del galato, del mwbfygreco. Le lingue celtiche continentali agirono da mwbfcsostrato nella formazione dei nuovi idiomi, germanici o mwbfgneolatini, che si svilupparono nelle regioni che ospitavano i loro parlanti.

Le lingue celtiche moderne

Le lingue celtiche sopravvissero esclusivamente sulle mwbfwIsole britanniche, solo in parte (mwbf0Gran Bretagna) o per nulla (mwbf4Irlanda) romanizzate; tali lingue, attestate a partire dall'mwbf8alto Medioevo, sono perciò chiamate lingue celtiche insulari. Queste vengono suddivise in due gruppi: quello mwbgagoidelico, che comprende il mwbgegaelico irlandese in mwbgiIrlanda, il mwbgmgaelico scozzese in mwbgqScozia e il mwbgumannese sull'mwbgyIsola di Mancite-ref-69[69], e quello mwbgsbrittonico, che include il mwbgwgallese del mwbg0Galles e il mwbg4bretone della mwbg8Bretagna, frutto di un'emigrazione dalla mwbhaBritannia nel mwbheV-mwbhiVII secolo, oltre all'estinto mwbhmcornico in mwbhqCornovagliacite-ref-70[70].

Fin dal mwbhobasso Medioevo la pressione sulle lingue celtiche superstiti esercitata soprattutto dall'mwbhsinglese (ma anche, in Bretagna, dal mwbhwfrancese) è stata costante, portando a una lenta ma continua riduzione del numero dei parlanti e delle aree madrelingua. Attualmente tutte le lingue celtiche, nonostante gli sforzi delle istituzioni statali e locali delle regioni in cui ancora sopravvivono, sono a rischio di estinzionecite-ref-71[71].

Cultura

Letteratura

I Celti crearono una propria mwbiuletteratura mwbiyeroica, della quale tuttavia scarsissime sono le testimonianze. Tale tradizione letteraria, infatti, era trasmessa solo oralmente, per opera dei mwbicbardi e dei mwbigdruidi, secondo quanto testimoniato da mwbikCesare per i mwbioGalli. L'uso della scrittura - in mwbisalfabeto greco, mwbiwlatino o mwbi0iberico - era riservato alle funzioni pratiche, poiché presso i Celti era ritenuta illecita la trascrizione della sapienza (poetica e religiosa); volendone preservare la segretezza, i sapienti la tramandavano esclusivamente per via orale, dedicando a questo compito molti anni di studio e l'impiego di mwbi4mnemotecnichecite-ref-cesarevi14-38-3[38]. In età più tarda, tuttavia, parte del mwbjmcorpus poetico celtico fu comunque messo per iscritto: le testimonianze più antiche, in mwbjqirlandese, risalgono al mwbjuVI-mwbjyVII secolocite-ref-villar449-33-3[33].

Le strutture metriche e alcuni stilemi dell'mwbjwepica celtica presentano, secondo alcuni studiosi, analogie con i mwbj0Veda mwbj4sanscriti e con la mwbj8lirica greca. In tal caso, le coincidenze costituirebbero una comune eredità da un'antica poesia orale mwbkaindoeuropeacite-ref-villar449-33-4[33]. Un espediente stilistico di questo genere è costituito, per esempio, dalla formula che coniuga l'affermazione di un concetto con la negazione del suo contrario: l'espressione celtica «che mi giunga la vita, che non mi giunga la morte» ha esatte corrispondenze in numerose tradizioni poetiche indoeuropee (mwbkusanscrito, mwbkyavestico, mwbkcpersiano antico, mwbkggreco e mwbkkgermanico)cite-ref-72[72]. Di diretta ascendenza indoeuropea sarebbero poi altri espedienti stilistici, come la "composizione anulare", e la stessa figura del mwbk8poeta orale professionista: figure analoghe al bardo celtico, infatti, si rintracciano sia nella tradizione mwblaindiana, sia in quella mwblegrecacite-ref-73[73].

Arte

L'apogeo dell'arte celtica, collocabile tra il mwbl4IV e il mwbl8III secolo a.C., corrisponde a un livello molto elevato raggiunto dagli artigiani di questo popolo nel creare con il fuoco oggetti di grande valore, con esempi di vero virtuosismo. La lavorazione ornamentale del ferro delle spade, con l'mwbmaincisione diretta, la mwbmecesellatura, la mwbmifucinatura a stampo e altri procedimenti, hanno rivelato, soprattutto dopo i recenti progressi moderni nelle tecniche di restauro archeologico, che non si trattava di opere isolate di singoli artisti di quel periodo, ma costituivano uno standard abituale sia in termini di qualità artistica sia tecnica esecutivacite-ref-74[74].

Architettura

L'insediamento abitativo tipico dei Celti è quello comunemente indicato dagli archeologi come "mwbnefortezza di collina": si tratta di città, in genere di modeste dimensioni, costruite sulla sommità di un'altura che ne rende facile la difesa. Tale schema, tipicamente mwbniindoeuropeo, è riscontrabile in quasi tutte le aree occupate storicamente da popolazioni di tale filiazionecite-ref-75[75]. Due erano i nomi utilizzati dai Celti per indicare le loro cittadelle. Nella mwbncPenisola iberica i mwbngCeltiberi (ma anche altri popoli, non indoeuropei, da essi influenzati) le chiamavano mwbnkbrigacite-ref-76[76]; nelle mwbn4Gallie, prevale il termine mwbn8δοῦνον (dalle prime iscrizioni galliche, in mwboaalfabeto greco), reso in mwboelatino con mwboidūnumcite-ref-77[77].

La tecnica costruttiva impiegata dai Celti nelle fortificazioni delle loro cittadelle era quella definita dai Romani mwbogmwbokmurus gallicus. mwbooCesare, nel mwbosmwbowDe bello Gallico, lo descrive come una struttura composta da un'intelaiatura lignea e riempimenti di sassicite-ref-78[78].

Scultura

Rari sono i manufatti celtici di età antica sopravvissuti fino ai nostri giorni. Più frequenti, invece, le opere scultoree realizzate dai popoli celtici delle mwbpqIsole britanniche in età mwbpumedievale, come le mwbpyCroci celtiche.

Oreficeria

L'mwbpooreficeria è la branca artistica degli antichi Celti della quale sono sopravvissute le maggiori testimonianze. Tipici dell'artigianato celtico, mwbpsgallico in particolare, sono i mwbpwtorque, collane o bracciali propiziatori realizzati in mwbp0oro, mwbp4argento o mwbp8bronzo. Altri manufatti artistici celtici conservati sono gioielli, coppe e paioli.

Gli oggetti metallici, al termine della lavorazione, venivano abbelliti mediante applicazioni di materiale colorato. Su numerosi manufatti si hanno infatti, a partire dal mwbqyIV secolo a.C., testimonianze di fusioni di mwbqcsmalti, ottenuti con una particolare pasta di mwbqgvetro. Questo smalto di colore rosso era inizialmente fissato tramite una fine reticella di ferro, unitamente al mwbqkcorallo mediterraneo, direttamente sugli oggetti, quasi rappresentassero una forma magica di sangue, "pietrificato del mare" e uscito dal fuoco. A partire dal mwbqoIII secolo a.C., con l'evoluzione della tecnica di fusione, furono sviluppati nuovi oggetti, quali braccialetti di vetro policromo, e sviluppate nuove tecniche come l'applicazione diretta e fusione dello smalto su spade e parure, senza l'utilizzo di strutture di supporto. Nuovi colori, come il giallo e il blu, furono introdotti a partire dal mwbqsII-mwbqwI secolo a.C. anche se il rosso rimase il colore predominantecite-ref-79[79].

Tessitura

I Celti avevano notevole gusto per i colori accesi anche sui tessuti che usavano per confezionare i loro abiti, come ancora oggi testimoniano i moderni mwbrmtartan scozzesi. mwbrqDiodoro Siculo racconta che «i Celti indossavano abiti sorprendenti, tuniche tinte in cui fioriscono tutti i colori, e pantaloni che chiamano "brache". Sopra portano dei corti mantelli a righe multicolori, stretti da fibule, di stoffa pelosa d'inverno e liscia d'estate»cite-ref-80[80].

Musica

Benché i Celti avessero sviluppato una propria produzione musicale, coltivata soprattutto dai mwbrsbardi, nessuna testimonianza concreta è sopravvissuta fino ai nostri giorni. L'attuale mwbrwmusica celtica è uno stile musicale moderno, sviluppato a partire dalla mwbr0musica folclorica nei Paesi che ospitano le mwbr4lingue celtiche contemporanee.

I Celti nella cultura moderna

Assimilati principalmente da popoli di mwbselingua latina o mwbsigermanica, i Celti si dissolsero come popolo autonomo nei primi secoli dopo Cristo. La loro eredità - linguistica e culturale - entrò in piccola parte nelle nuove sintesi che si crearono nei territori da loro un tempo occupati. Un influsso più ampio si registrò soltanto nelle mwbsmIsole britanniche, dove insieme alla lingua furono conservate anche alcune tradizioni popolari. Tuttavia, a partire dal mwbsqMedioevo non è più possibile parlare di "Celti", quanto piuttosto di popoli, lingue e tradizioni moderne eredi di quelle celtiche, siano esse irlandesi, gallesi, bretoni o scozzesi. Oggi il termine "celtico" è comunque anche impiegato per descrivere lingue e culture di matrice celtica presenti in mwbsuIrlanda, mwbsyScozia, mwbscGalles, mwbsgCornovaglia, mwbskIsola di Man e mwbsoBretagna.

Esiste anche una forma di ripresa dell'eredità (vera o presunta) dei Celti, che a volte assume anche connotazioni religiose (mwbswceltismo o mwbs0druidismo), mwbs4nazionalistiche (pan-celticismo) o semplicemente culturali (come la già citata musica celtica); tuttavia, il nesso storico con i Celti dell'antichità è spesso flebile, quando non del tutto pretestuosocite-ref-81[81].

Il celtismo

Il celtismo o mwbt8druidismo è un movimento mwbuareligioso mwbueneopagano ricostruzionistico emerso a partire dagli mwbumanni settanta del mwbuqXX secolo. I suoi aderenti affermano di riprendere l'antica religione celtica, interpretandola come un sistema religioso mwbuupanteistico, mwbuyanimistico e mwbucpoliteistico; al paganesimo celtico si ispirano anche correnti della mwbugWicca e della mwbukNew Age.

Fumetti e animazione

Una rappresentazione vivida ed efficace dei Celti, anche se storicamente non attendibile, è quella realizzata da mwbu0René Goscinny e mwbu4Albert Uderzo nelle loro avventure a mwbu8fumetti dedicate ad mwbvamwbveAsterix il gallico. A partire dalla prima avventura (mwbvi1959), i due autori hanno sviluppato una lunga serie di creazioni, affiancando ai fumetti, fin dal mwbvm1967, numerose trasposizioni cinematografiche (mwbvqanimazioni) delle vicende dei personaggi. I protagonisti sono tutti mwbvuGalli, ma in diverse storie compaiono (sempre rappresentati umoristicamente e traendo spunto più dai moderni popoli europei che da quelli dell'antichità) anche altri popoli celtici, dai mwbvyCeltiberi agli mwbvcElvezi, dai mwbvgBelgi ai mwbvkBritanni.

A partire dal mwbvs1999 ha avuto inizio una nuova serie di trasposizioni cinematografiche delle avventure di mwbvwAsterix, questa volta non più animata ma con attori in carne e ossa.

Cinema e televisione

Ai Celti, e in particolar modo ai mwbv8Galli, sono state dedicate diverse opere, sia televisive che cinematografiche:

• mwbwimwbwmBrenno il nemico di Roma (mwbwq1963) di mwbwuGiacomo Gentilomo, con mwbwyGordon Mitchell e mwbwcMassimo Serato.
• mwbxgmwbxkDruids - La rivolta (mwbxo2001) di Jacques Dorfmann, con mwbxwChristopher Lambert e mwbx0Klaus Maria Brandauer.
• mwbx8mwbyaGiulio Cesare (mwbyeserie televisiva, mwbyi2002) di mwbymUli Edel, con mwbyqJeremy Sisto, mwbyuRichard Harris, mwbyyChristopher Walken, mwbycChris Noth e mwbygValeria Golino.

Note

cite-note-11. In mwbzylingua italiana, al plurale "Celti" (sostantivo) corrispondono due possibili forme di singolare: "celta" e la meno diffusa "celto", definite rispettivamente da mwbzcTullio De Mauro come "tecnico-specialistica" e "di basso uso". L'aggettivo corrispondente, assai più frequente, è "celtico". Cfr. Tullio De Mauro, mwbzgIl dizionario della lingua italiana, Paravia, lemmi "celta", "celto" e "celtico".
cite-note-22. Erodoto, mwbzwStorie, II, 33, 3.
cite-note-villar443-33. mwbaymwbacVillar 1997,mwbag p. 443.
cite-note-44. Ranko Matasović, mwbawEtymological Dictionary of Proto-Celtic, mwba0Leida, Brill, 2009, p. 179.
cite-note-55. Intorno al 281 a.C. alcune tribù celtiche invasero la mwbbeTracia, spingendosi con incursioni fin nel cuore della Grecia.
cite-note-66. Cesare, mwbbuDe bello Gallico, mwbbyI, 1.
cite-note-77. mwbbomwbbsCuzzolin 1993,mwbbw p. 256.
cite-note-81. mwbcamwbceVillar 1997,mwbci p. 445.
cite-note-ellis23-99. mwbcgmwbckEllis 1997,mwbco p. 23.
cite-note-villar443-444-1010. mwbdamwbdeVillar 1997,mwbdi pp. 443-444.
cite-note-1212. mwbd0mwbd4Ellis 1997,mwbd8 pp. 19 segg.
cite-note-villar444-1313. mwbekmwbeoVillar 1997,mwbes p. 444.
cite-note-142. mwbe8mwbfaVillar 1997,mwbfe p. 446; Bernard Comrie, mwbfiLa famiglia linguistica indoeuropea, in mwbfmmwbfqRamat e Ramat 1993,mwbfu p. 377.
cite-note-1515. L'etimologia della Galizia sub-carpatica è tuttavia incerta: mwbfk(mwbfomwbfsEN) mwbfwJohn Everett-Heath, mwbf0mwbf4The Concise Dictionary of World Place-Names, 4ªmwbf8 ed., Oxford University Press, 2018, p.mwbga 772, mwbgeISBNmwbgi 978-01-92-56243-2.
cite-note-1616. mwbgcmwbggVillar 1997,mwbgk p. 517.
cite-note-1717. mwbg0mwbg4Villar 1997,mwbg8 p. 518. Il suffisso "mwbha-briga", derivato dalla diffusa mwbheradice indoeuropea mwbhi*bhrgh, indica in mwbhmceltiberico lo stesso tipo di insediamento identificato in mwbhqgallico con mwbhudunon/mwbhy-dunum/mwbhc-dun: una cittadella fortificata in un luogo elevato (mwbhgfortezza di collina, nota in mwbhklatino come mwbhomwbhsoppidum).
cite-note-1818. Polibio, mwbh8Storie, II, 18, 2; Tito Livio, mwbiaAb Urbe condita libri, mwbieV, 35-55; Diodoro Siculo, mwbiiBibliotheca historica, XIV, 113-117; Plutarco, mwbimVite Parallele, mwbiqVita di Furio Camillo, 15, 32.
cite-note-1919. Marta Sordi, mwbigSulla cronologia liviana del IV secolo, in mwbikScritti di storia romana, pp. 107-116.
cite-note-2020. Cesare, mwbi0De bello Gallico, mwbi4VI, 12.
cite-note-2121. Cesare, mwbjiDe bello Gallico, mwbjmVI, 13-15.
cite-note-2222. Cesare, mwbjcDe bello Gallico, mwbjgII, 4.
cite-note-2323. Cesare, mwbjwDe bello Gallico, mwbj0II, 14.
cite-note-2424. Cesare, mwbkeDe bello Gallico, mwbkiIII, 9; mwbkmIV, 20.
cite-note-2525. Anche se l'Irlanda aveva subito un'influenza soltanto indiretta dell'elemento latino, questa era stata tuttavia decisiva specie in campo culturale, attraverso il processo di mwbkccristianizzazione.
cite-note-2626. Presso gli abitanti della mwbksBretagna francese la sopravvivenza di una mwbkwlingua celtica è dovuta a insediamenti secondari di elementi provenienti proprio dalla Gran Bretagna (V-mwbk0VII secolo), e non da una sopravvivenza dei Galli autoctoni.
cite-note-2727. La divisione tra mwblelingue celtiche continentali e mwblilingue celtiche insulari, a dispetto del nome, non è geografica, bensì cronologica: le prime sono quelle attestate in età antica non esistendo infatti testimonianze anteriori al mwblmIV secolo d.C. delle lingue celtiche parlate nelle Isole britanniche; le seconde sono quelle attestate a partire dall'mwblqalto Medioevo e presenti proprio ed esclusivamente sulle Isole britanniche (mwblumwblyVillar 1997,mwblc p. 450). A riprova vi è il fatto che molte delle prime iscrizioni in mwblgalfabeto ogamico rinvenute in mwblkIrlanda offrono tratti linguistici affini a quelli delle lingue celtiche continentali, come per esempio l'assenza della mwblolenizione (mwblsmwblwVillar 1997,mwbl0 p. 458).
cite-note-2828. Da non confondere con il mwbmeBrenno che, nel mwbmiIV secolo a.C., guidò i mwbmmSenoni al mwbmqsacco di Roma del mwbmu390 a.C.
cite-note-2929. San Girolamo, mwbmkCommentariorum in Epistulam beati Pauli ad Galatas libri tres, 0357A.
cite-note-villar446-3030. mwbm0mwbm4Villar 1997,mwbm8 p. 446.
cite-note-3131. Il processo prese avvio fin dal mwbnmI secolo con l'mwbnqimperatore Claudio (mwbnu41-mwbny54), che persuase il mwbncSenato romano ad accogliere nuovi membri di origine gallica.
cite-note-cuzzolin279-3232. mwbn0mwbn4Cuzzolin 1993,mwbn8 p. 279.
cite-note-villar449-3333. mwbosmwbowVillar 1997,mwbo0 p. 449.
cite-note-3434. Cfr. ad esempio, per questi ultimi, Cesare, mwbpeDe bello Gallico, mwbpiIV, 20.
cite-note-3535. mwbpymwbpcVillar 1997,mwbpg p. 163. Anche gli studiosi più propensi ad accogliere lo schema di Dumézil, come Enrico Campanile, tendono a limitare la tripartizione alla sfera sociale e materiale, mostrando invece scetticismo su una sua possibile estensione all'ambito ideologico; cfr. Enrico Campanile, mwbpoAntichità indoeuropee, in mwbpsmwbpwRamat e Ramat 1993,mwbp0 p. 24.
cite-note-3636. Tacito, mwbqeAnnales, XIV, 35.
cite-note-3737. mwbqumwbqyVillar 1997,mwbqc p. 453.
cite-note-cesarevi14-3838. Cesare, mwbreDe bello Gallico, mwbriVI, 14.
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cite-note-4040. mwbrwmwbr0Buchsenschutz 2008,mwbr4 p. 240.
cite-note-4141. Diodoro Siculo, mwbsiBibliotheca historica, II.
cite-note-4242. mwbsymwbscEllis 1997,mwbsg pp. 32-34.
cite-note-4343. mwbswmwbs0Kruta 2007,mwbs4 p. 85.
cite-note-4444. mwbtimwbtmVillar 1997,mwbtq pp. 448-449.
cite-note-4545. Secondo quanto testimoniato da Diodoro Siculo: mwbtg mwbto«Alti di statura, con i muscoli guizzanti sotto la pelle chiara; i loro capelli sono biondi e non solo di natura, perché se li schiariscono anche artificialmente lavandoli con acqua di gesso e pettinandoli poi all'indietro sulla fronte e verso l'alto. Taluni si radono la barba, altri ostentano sulle guance rasate dei grandi baffi che coprono l'intera bocca e fungono da setaccio durante in pasto, per cui vi restano imprigionati pezzi di cibo e quando bevono, la bevanda passa attraverso una specie di filtro. Quando prendono il pasto, sono tutti seduti non su sedie, ma sulla terra, usando per cuscini le pelli di volpe e di cane» mwbts(Diodoro Siculo, mwbtwBibliotheca historica, V, 28-30)
cite-note-4646. mwbuamwbueAllen e Reynolds 2001,mwbui p. 20.
cite-note-4747. mwbuymwbucKruta 2004,mwbug p. 7.
cite-note-4848. Cesare, mwbuwDe bello Gallico, mwbu0VI, 16.
cite-note-cesarevi17-4949. Cesare, mwbvmDe bello Gallico, mwbvqVI, 17.
cite-note-5050. Secondo quanto testimoniato da Svetonio: mwbvg mwbvo mwbvs(latino) mwbv0«mwbv4[Claudius] druidarum religionem apud Gallos dirae immanitatis et tantum civibus sub Augusto interdictam penitus abolevit» mwbv8(italiano) «[Claudio] abolì completamente in Gallia la religione dei druidi, che era estremamente crudele e che Augusto aveva proibito soltanto ai cittadini» mwbwe(Svetonio, mwbwiDe vita Caesarum libri VIII, mwbwmmwbwqVita divi Claudi, 25)
cite-note-5151. Cesare, mwbwgDe bello Gallico, mwbwkVI, 19.
cite-note-5252. Cesare, mwbw0De bello Gallico, mwbw4VI, 20.
cite-note-kruta155-5353. mwbxqmwbxuKruta 2007,mwbxy p. 155.
cite-note-5454. mwbxomwbxsKruta 2007,mwbxw p. 152.
cite-note-5555. Il termine deriva dalla parola indoeuropea mwbya*kerəwos ("mwbyecervo"), utilizzato per designare la bevanda a causa del suo colore, simile a quello dell'animale. mwbyiCervesia si è trasmesso allo mwbymspagnolo mwbyqcerveza, al mwbyucatalano mwbyycervesa e anche all'mwbycitaliano antico mwbygcervogia. mwbykmwbyoVillar 1997,mwbys pp. 169-170.
cite-note-5656. mwby8mwbzaKruta 2007,mwbze p. 158.
cite-note-5757. mwbzumwbzyKruta 2007,mwbzc p. 100.
cite-note-5858. Attualmente in mwbzsDanimarca: il mwbzwCalderone è infatti conservato presso il Museo Nazionale di mwbz0Copenaghen.
cite-note-5959. Cesare, De bello Gallico, passim
cite-note-6060. mwb0qmwb0uEllis 1997,mwb0y pp. 24-26.
cite-note-6161. mwb0omwb0sVillar 1997,mwb0w pp. 443-444, 633.
cite-note-6262. mwb1amwb1eVillar 1997,mwb1i pp. 633-637.
cite-note-villar447448-6363. mwb1ymwb1cVillar 1997,mwb1g pp. 447-448.
cite-note-6464. mwb1wmwb10Villar 1997,mwb14 p. 450.
cite-note-6565. Salvo le più antiche — ma ben più tarde — iscrizioni mwb2iogamiche del mwb2mIV secolo d.C.
cite-note-6666. Cesare, mwb2cDe bello Gallico, mwb2gII, 4; mwb2kII, 14; mwb2oIII, 9; mwb2sIV, 20.
cite-note-6767. Corrispondente alle glosse attestate nella mwb28mwb3aGeografia di mwb3eClaudio Tolomeo (mwb3iII secolo) e alle mwb3miscrizioni ogamiche dei secoli mwb3qIV-mwb3uVII; cfr. mwb3ymwb3cCuzzolin 1993,mwb3g p. 280.
cite-note-6868. mwb3wmwb30Villar 1997,mwb34 p. 452, che cita altri tratti che, presi singolarmente, non sono esclusivamente celtici, mentre lo è il loro insieme.
cite-note-6969. Estinto nel mwb4i1974, ma mantenuto in vita da cultori e dal governo dell'isola, che ne stanno reintroducendo l'uso negli atti pubblici e nelle scuole.
cite-note-7070. Estinto alla fine del mwb4yXVII secolo. Esistono tuttavia intellettuali e cultori che si adoperano per rivitalizzarne l'uso.
cite-note-7171. mwb4omwb4sCuzzolin 1993,mwb4w p. 332; mwb40mwb44Villar 1997,mwb48 p. 459.
cite-note-7272. mwb5mmwb5qVillar 1997,mwb5u p. 176.
cite-note-7373. mwb5kmwb5oVillar 1997,mwb5s pp. 176-177.
cite-note-7474. mwb58mwb6aKruta 2007,mwb6e p. 161.
cite-note-7575. Tanto che Cesare, nel suo mwb6uDe bello Gallico, ricorre generalmente all'omologo mwb6ylatino mwb6cmwb6goppidum.
cite-note-7676. Dalla mwb6wradice indoeuropea mwb60*bhrgh ("alto", "elevato"); cfr. mwb64mwb68Villar 1997,mwb7a p. 519.
cite-note-7777. Anch'esso di mwb7qetimologia indoeuropea: connesso, per esempio, all'mwb7uinglese antico mwb7ydūn ("altura", "montagna"). Nei mwb7ctoponimi gallici appare spesso come suffisso (mwb7g-dun); cfr. mwb7kmwb7oVillar 1997,mwb7s p. 519.
cite-note-7878. Cesare, mwb78De bello Gallico, mwb8aVII, 23.
cite-note-7979. mwb8qmwb8uKruta 2007,mwb8y pp. 163-165.
cite-note-8080. Diodoro Siculo, mwb8oBibliotheca historica, V.
cite-note-8181. «È importante dirlo. Il druidismo è morto, definitivamente morto in quanto istituzione, in quanto religione» (mwb84mwb88Markale 1991,mwb9a p. 260). E mwb9eGianfranco de Turris aggiunge: «Inutili sono gli sforzi delle organizzazioni neo-druidiche, specie in Francia e in Gran Bretagna, tese a farlo rivivere sul piano pratico» (mwb9imwb9mMarkale 1991,mwb9q Introduzione).

Bibliografia

Fonti primarie

• mwb9kCesare, mwb9omwb9sDe bello Gallico.
• mwb90Diodoro Siculo, mwb94mwb98Bibliotheca historica, XIV.
• mwb-eErodoto, mwb-imwb-mStorie, II.
• mwb-uSan Girolamo, mwb-yCommentariorum in Epistulam beati Pauli ad Galatas libri tres.
• mwb-kPlutarco, mwb-omwb-sVite parallele.
• mwb-0Polibio, mwb-4mwb-8Storie, II.
• mwb-eStrabone, mwb-imwb-mGeografia, III (mwb-qIberia), IV (mwb-uGallia), V (mwb-yGallia Cisalpina).
• mwb-gSvetonio, mwb-kmwb-oDe vita Caesarum libri VIII, Vita divi Claudi.
• mwb-wTacito, mwb-0mwb-4Annales, XIV.
• mwcaaTito Livio, mwcaemwcaiAb Urbe condita libri, V.

Letteratura storiografica

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• citerefcuzzolin-1993Pierluigi Cuzzolin, Le lingue celtiche, in Emanuele Banfi (a cura di), La formazione dell'Europa linguistica. Le lingue d'Europa tra la fine del I e del II millennio, Scandicci, La Nuova Italia, 1993, ISBN 88-221-1261-X.
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• citerefkruta-2007Venceslas Kruta, I Celti, Milano, 2007, ISBN 978-88-95363-15-8.
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• mwcbaSabatino Moscati (a cura di), I Celti, Milano, Bompiani, 1991, ISBN 88-452-1753-1.
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• mwcbuMarta Sordi, Scritti di storia romana, Milano, Vita e Pensiero, 2002, ISBN 88-343-0734-8.
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• mwcbk(EN) Maureen Carroll, Romans, Celts & Germans: The German Provinces of Rome, Charleston, 2001, ISBN 0-7524-1912-9.

Voci correlate

Contesto storico generale
Popoli celtici

• mwccgProtocelti

• mwcc0Celtiberi
• mwcc8Britanni
• mwcdeGalli
• mwcdmPannoni
• mwcduGalati

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itCelti, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storiaceltiche, popolazioni, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefdss(IT, DE, FR) Celti, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
• citerefbritannica-com(EN) Celt, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwcdwCentro studi "La Runa", con materiale sugli antichi Celti e il moderno celtismo, su centrostudilaruna.it. URL consultato il 15 marzo 2008 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2008).
• mwcd4mwcd8Istituto di Archeologia Sperimentale “Fianna apPalug” su evropantiqva.org
• mwceeAssociazione culturale "Bibrax", con materiale sugli antichi Celti e il moderno celtismo, su bibrax.org. URL consultato il 15 marzo 2008.